LE BRICIOLE (2° edizione 2010)
SCHEDA DEL LIBRO:
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 201O
CASA EDITRICE: NEROSUBIANCO
PAGINE: 227
COSTO: € 13,00
CONTENUTO: Le storie di ognuno di noi, sono solo BRICIOLE di un'esistenza più ampia, che arriva da lontano, e che va lontano....nelle pagine di questa prima opera, i frammenti di personaggi in cerca di qualcosa...
…Ti Presento Sally…
La prima volta che Pietro vide Sally, se ne innamorò subito.
Com’è noto, ci sono cose che ci portiamo dietro dall’infanzia, che appartengono alla parte più buia e nascosta della nostra mente. Un gradino più in su dell’istinto, ed uno più in basso rispetto alla coscienza: lineamenti, colori, curve, che fanno scattare improvvisamente in noi la scintilla giusta, quella vera e potente. La smania di possedere ad ogni costo quella visione.
Pietro trovò Sally stupenda, non ne aveva mai vista una così simile al suo sogno, che lo facesse vibrare così violentemente. Prospettive di vita che non aveva mai osato pensare, scaturivano con impressionante naturalezza dal suo cervello.
“ E’ incredibile…” si ritrovò a pensare “…come la chiave per aprire un’intera vita, riesca ad essere una sola cosa: tra tutte L’Unica!”
Quando si accorgeva di fissarla troppo a lungo, distoglieva lo sguardo imbarazzato, quasi arrossendo, temendo che i pensieri diventassero troppo intensi ed uscissero dalla sua testa come una vignetta fumettistica.
Sally apparteneva al suo amico Franzisco, il più anziano ed il peggiore dei suoi amici. Non fraintendiamoci sul “peggiore”, non era un traditore, una spia, anzi spesso si dimostrava generoso e disponibile a grandi favori, il particolare che lo rovinava era la cattiveria.
Quando Franzisco si incazzava, diventava molto cattivo, spesso degenerava nel tentato omicidio, era come se una forza cieca e primitiva si impadronisse di lui, annebbiandogli vista e psiche.
Ad ogni buon conto, la bella Sally stava tra le sue mani, lui l’accarezzava sinuosamente, la palpava con gusto, l’afferrava con violenza.
Questo rendeva Pietro molto inquieto, se si fosse fermato a ragionarci sopra, credeva che avrebbe perso il buonumore per il resto della giornata.
Eppure non riusciva a staccare gli occhi da lei, a non guardarla…
“Cristo!…” pensava “…è la pistola più bella che io abbia mai visto!”
Era una Beretta serie 92 semiautomatica, calibro nove parabellum con chiusura geometrica a blocco oscillante e cane esterno a doppia azione.
Aveva il mirino a lama, integrale con il carrello otturatore, nel quale era incastrata la tacca di mira, un caricatore bifilare da quindici colpi, il fusto in lega leggera e l’otturatore in acciaio, che rimaneva aperto dopo lo sparo dell’ultimo colpo.
Un mostro nero fabbricato per ammazzare la gente, sull’impugnatura scanalata antiscivolo, portava impresso il marchio della casa, le guancette erano rivestite in noce. Il numero di matricola era stato cancellato così bene che sembrava non l’avessero mai stampato.
Quell’arma doveva servire per il colpo!
Non avevano ancora stabilito quando, dove, e soprattutto a cosa fare “il colpo”. Tuttavia la decisione era stata presa, la pistola arrivata da chissà quale paradiso di posto, quindi tutto andava secondo proverbio: “ chi ben comincia è a metà dell’opera”!
Pietro la tolse dalle mani dell’amico con la delicatezza che si usa per lucidare il cristallo, gli faceva una certa impressione vedere un’arma da fuoco tra le sue dita da ex-pianista. Una fiala d’adrenalina gli si ruppe nel cervello, per pochi istanti i suoi occhi luccicarono, sentiva una grande energia bruciargli il petto.
Infine si calmò, guardando intensamente negli occhi Franzisco, occhi scuri, in cui l’iride si confondeva con la pupilla. Pietro era sicuro che l’amico non si poneva particolari questioni morali o etiche, nel possedere ed eventualmente usare un’arma da fuoco.
“ Suo è il potere del fuoco che uccide!”…ricordava di aver letto un libro, secoli fa, forse uno di quei CentopagineMillelire, che raccontava di bestie umanizzate, controllate con fucili e pistole da deviati scienziati inglesi…
“Suo è il potere del fuoco che uccide…”
Quell’arnese di metallo pesante e lucido che si passavano tra le mani era, o quantomeno poteva diventare, la differenza sottile che passa tra la vita e la morte…sottile quanto lo spessore del grilletto.
Prima che le dita cominciassero a tremare, restituì la pistola a Franzisco.
- Pensavo di fargli incidere sulla canna il nome Sally…che ne dici friend?- disse quest’ultimo.
Per disgrazia di tutti coloro che lo conoscevano, Franzisco aveva passato due lunghi mesi della sua vita di ventitreenne a Londra.
Nessuno era mai riuscito a capire come fosse potuto sopravvivere un personaggio del suo calibro in una città come Londra. La scuola media del quartiere di profonda periferia in cui abitava, non aveva certo potuto fornirgli una preparazione sufficiente ad affrontare una simile impresa. In scuole come quella, i ragazzini di quattordici anni, spesso riuscivano ad incutere tanto timore negli insegnanti, che i voti si alzavano come per magia.
Fattosta che Franzisco era andato e tornato, pieno d’orgoglio per la riuscita della sua impresa. Comportandosi come se la mente gli si fosse aperta a dismisura, come se la conoscenza malconcia di dieci frasi d’inglese, fosse il nocciolo vitale per la comprensione del mondo.
Ispirato, aveva cominciato a prendere iniziative, che quasi mai però erano condivise dal resto dei suoi amici.
Sino al momento in cui, una sera che tutti avrebbero ricordato per molti anni, non propose di fare un “colpo”, una rapina insomma!
Si trovavano in uno scantinato vecchio e puzzolente. In città pioveva da quattro giorni e non c’era un angolo che non fosse bagnato fradicio, così Dany, tramite suo fratello più grande, aveva trovato quel posto. Era un magazzino in disuso, l’illuminazione elettrica mancava, ma non era una gran sfortuna, poiché l’odore di putrescenza che impregnava l’aria non lasciava presagire nulla di bello da vedere intorno a loro.
Allora Pietro non faceva ancora parte del “gruppo”, non era che un cliente, un conoscente come tanti altri.
Franzisco aveva approfittato di un silenzio stanco e annoiato per filosofeggiare alla sua maniera: - …pensate ad una vita diversa…- aveva cominciato col dire - …O.K. my friend? Una vita non di lusso o da ricchi, per quello noi non siamo nati, ed è inutile che ci raccontiamo delle palle, che più che altro sono i nostri sogni. Però immaginate un conticino in banca, un conto per ognuno di noi intendo, ma dico roba pulita, insospettabile. Una casa, non in centro, magari tenuta in due o tre, una macchina nuova…e chi ci ferma più…
Dico, ma vuoi mettere rispetto a come stiamo adesso!-
Smettendo di parlare si spostò indietro con la schiena e si accese una sigaretta, infine guardò tutti i presenti in faccia. Nei visi degli altri quattro ragazzi non riuscì a decifrare nessuna espressione. Nelle loro menti echeggiava solitaria e risonante l’ultima frase del breve discorsetto che il loro amico più noioso aveva fatto: “Vuoi mettere rispetto a come stiamo adesso…!”
No! Non si poteva confrontare, perché “adesso” erano lì!
Franzisco avrebbe potuto parlare per ore ed ore, raccontandogli che il colpo avrebbe fruttato loro denaro e donne per la durata di tre vite. Avrebbe potuto spiegargli il piano (se mai ne avesse avuto uno) sin nei minimi particolari, aggiungendo che la polizia quel giorno scioperava, i carabinieri avevano tutti lo scolo e per la guardia di finanza erano bastate le mance dei parcheggiatori abusivi: loro ne avrebbero comunque riso e dimenticato l’accaduto, archiviandolo come una delle innumerevoli stronzate dette da un tipo come Franzisco.
Invece per una volta, la sola nella breve vita che gli sarebbe toccata, Franzisco Mondrini aveva fatto centro: In Pieno!
Poiché il problema non era diventare miliardari, ma riuscire a sollevare il naso dalla fogna in cui vivevano, per respirare qualche boccata d’aria salubre.
In apparenza la presero come una buona battuta.
Dany immaginò un colpo al furgone postale, ma tutti ebbero paura di beccare proprio quello che trasporta solo lettere, vaglia, bollette e tutta la carta inutile ed incomprensibile di questo mondo: l’idea cadde.
Samuele e Jerry concordavano sulla rapina in banca. Avevano scelto come luogo un paese di montagna, molto tranquillo, con poca e disorganizzata sorveglianza. Il problema era che nessuno conosceva paesi simili, le loro esperienze extraurbane lasciavano parecchio a desiderare. Tommaso (ma guai a non chiamarlo Tommy) era rimasto in silenzio per tutto il tempo, l’ascesso tormentava i suoi denti da tre giorni. Il dolore gli aveva tolto la poca voglia di parlare che aveva di solito. Si salutarono concludendo che nonostante fosse ancora tutto da stabilire: l’intenzione c’era ed era seria!
Lasciarono il magazzino cercando di scrollarsi di dosso quell’odioso e penetrante puzzo che s’infilava tra i capelli ingellati, assaporando l’acqua trasparente che bagnava i loro volti.
“ Vuoi mettere rispetto a come stiamo adesso!?”
Finita la terza media, nessuno aveva continuato gli studi, in modo naturale, senza apparenti rimorsi, “non erano cose per loro”. Se si tiene conto della discreta povertà familiare, la situazione generale in cui versa il lavoro, si erano ritrovati alla maggiore età, spacciando allegramente hashis in una piazzetta più o meno nascosta del quartiere Vallette.
I rapporti con le rispettive famiglie si deterioravano con molta fretta e s’imponeva la necessità di andar via da casa.
Per sostenere una simile, dura, scelta, i soldi che attualmente riuscivano a risparmiare, non erano abbastanza.
Quella sera andarono a letto con la mente intontita di pensieri.
L’idea di fare un colpo, un salto di qualità nell’illegalità in cui erano immersi, aveva dato libero sfogo all’immaginazione di tutti.
Poche settimane più tardi Pietro strinse definitivamente amicizia con il gruppo. Per primi lo notarono Tommy e Dany, che curavano personalmente la vendita al dettaglio dell’hashis.
Lo notarono perché: “…uno che compra due mezz’etti alla settimana, non si può non farselo amico…”
Chiacchiera dopo chiacchiera, si ritrovarono a parlare di musica, film, ragazze e droga, con quella scioltezza spensierata ed incosciente che solo chi è giovane possiede.
L’orario ufficiale di spaccio era tra le dieci e le undici, Pietro ci andava ogni sera. Non era antipatico, anzi gentile, ma più d’ogni altra cosa: non era un soggetto pericoloso!
Stando in mezzo alla strada per venti ore su ventiquattro, era piuttosto difficile non fare brutti incontri. Persone che quando ti parlano assieme, capisci benissimo che, se sbagli risposta non sei sicuro di rimanere vivo.
Pietro era di un’altra pasta, diverso da loro. Si vedeva che i soldi che usava per comprare il fumo erano puliti, magari non guadagnati da lui, in ogni caso soldi lavorati. Tuttavia aveva molti interessi in comune con Tommy, questo stava a significare che presto o tardi, sarebbe entrato a far parte della compagnia.
I tempi dell’emulsione sarebbero stati lunghi, se un evento, uno speciale “Fuori Programma” sul legame esistente tra rischio-paura e adrenalina, non li avesse bruscamente tagliati.
Era Carnevale, sostenuto per le vie da innocui scherzi di ragazzini. Tommy e Dany avevano incassato abbastanza e stavano per allontanarsi dalla piazzetta ghiaiosa loro abituale posto di vendita.
Quand’ecco che quattro luci blu lampeggianti comparirono come d’incanto nello stretto passaggio che permetteva l’ingresso alla piazza dalla strada.
Il respiro di Tommy si bloccò, visse la scena al rallentatore, mentre sentiva le gambe cedergli all’altezza delle ginocchia. Per la prima volta da quando avevano intrapreso la loro stravagante attività, si rendevano conto del grosso rischio che correvano con la legge.
I poliziotti fermarono le auto nel centro dello slargo, scendendo velocissimi dalle volanti, con le pistole chiuse nelle fondine, gli occhi attenti e curiosi.
I due ragazzi rimasero immobili, pallidi, appoggiati con le spalle alla base di un condominio di sette piani, le mani infilate nelle tasche. Un sapore amaro e metallico perseguitava i loro palati, sembrava l’avessero scritto sulla testa: Colpevoli!
In quel momento sbucò Pietro, in silenzio, senza che nessuno lo notasse. Comparve simile ad un ombra, da un piccolo sentiero che, fiancheggiando siepi di lauro ceraso a sud della piazzetta, conduceva sino al cuore dell’agglomerato popolare.
Come tutte le sere aveva preso la macchina per raggiungere i suoi amici spacciatori, aveva parcheggiato distante, sia perché gli piaceva camminare, sia per non lasciare l’auto in luoghi sospetti. Vedendo le autopattuglie e i suoi amici con le spalle letteralmente al muro, rimase sconcertato.
Un nastro colmo d’immagini, suoni, situazioni e idee gli attraversò la testa per qualche secondo, quindi incominciò a correre come un dannato in mezzo ai cespugli.
Nel frattempo il capopattuglia stava fissando Tommy e Dany, con espressione stanca, ma severa. Era un uomo di mezza età, che aveva passato gran parte della sua vita a pattugliare le strade, aveva visto centinaia di ragazzi come quelli, con le medesime facce sbigottite da ebeti increduli. Quella sera decise di procedere gentilmente, con confidenza, senza aggredirli, non aveva voglia di fare il duro, si sentiva assonnato e svogliato.
“Esisterà una menopausa anche per gli uomini?” si domandava da qualche tempo.
Stava preparandosi un cordiale: “ Salve ragazzi, come vi va la vita”, quando uno sparo rimbombò alle spalle degli agenti. Prima che qualcuno potesse reagire, altri due forti boati spezzarono l’aria. Quindi una voce gridò: - Si ammazzano, si ammazzano, correte…-
Tommy riconobbe la voce di Pietro dalla prima parola, vide i poliziotti schizzare via ed alcuni presenti occasionali volatilizzarsi rapidi come topi. Agguantò Dany per il giubbotto trascinandolo dentro alla macchina, accese il motore e sparì. Guidò senza correre, fermandosi ai semafori rossi e dando sempre la precedenza. Cercando di smaltire nella concentrazione della guida, la sovrabbondanza d’adrenalina che gli ghiacciava le dita, gustandosi il libidinoso piacere d’averla passata più che liscia.
Qualche ora più tardi avevano fatto sparire la merce dai nascondigli, deciso di sospendere a tempo indeterminato, ma breve, l’attività di piazza e controllato in ogni angolo alla ricerca di micro telecamere. Si ritrovarono infine con Franzisco e Pietro nello scantinato umidiccio e buio che era diventato un vero e proprio rifugio.
Pietro era esaltato, non si stancava di ripetere che secondo lui le coincidenze non esistevano, che c’era un Dio sopra le loro teste che li proteggeva. Proprio quella sera, infatti, “per coincidenza”, aveva portato con se la scacciacani di suo padre per mostrarla a Tommy. Mentre stava pisciando, aveva intravisto entrare le auto dei “puffi”, dopo un iniziale smarrimento, tutto gli si era chiarito nel cervello: era corso fino alla macchina, aveva preso l’arma e montato la sceneggiata.
D’altronde diceva: - Ho una madre napoletana mica per niente!-.
I ragazzi lo guardavano affascinati ed ammirati, erano le tre di notte, ma non avevano sonno, non si stufavano di guardare Pietro, di sentirlo raccontare all’infinito la storia ogni volta con particolari nuovi, lo guardavano come se fosse stato un unicorno, una creatura non completamente di questo mondo.
In quello stesso scantinato si trovavano Franzisco e Pietro, quando “Sally l’automatica” entrò a grandi passi a far parte delle loro vite.
- Come ti dicevo prima, pensavo di fargli incidere il nome sulla canna: Sally! Che te ne pare?-
- E’ una stronzata…- disse Pietro grattandosi il mento -…hai una pistola senza avere il porto d’armi, forse apparteneva a qualche morto ammazzato, peggio ancora se era uno sbirro, e la prima cosa che vuoi fare è portarla da qualcuno per farti incidere il nome sulla canna? Tanto vale che ci facciamo delle foto segnaletiche a spese nostre, così quando ci beccano facciamo prima con le pratiche burocratiche.-
Pietro guardò ancora per qualche istante la splendida Beretta, quindi si voltò e s’infilò il giubbotto incamminandosi verso l’uscita.
- A noi non ci prenderanno mai bello, dove stai andando?-
- A casa, bello, se vuoi un piccolo suggerimento, nascondi l’affare in un posto ultra sicuro, per ora non ci serve. Finchè Jeremiah non esce definitivamente dai suoi casini giudiziari, e soprattutto finchè non ci viene una chiara idea sul dove e a cosa fare il colpo, portarsi dietro Sally è un grosso, grosso, rischio-
- Ehi amico, ehi friend, stai parlando con Franzisco, non con tua sorella, vai con tutta la calma del mondo e don’t worry!-
Pietro richiuse la porta scalcinata alle sue spalle e si allontanò.
Una sottile nebbiolina lo digerì nascondendolo.
DOVE ACQUISTARLO:
