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2 STORIE

SCHEDA DEL LIBRO:
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2013
CASA EDITRICE: NEROSUBIANCO
PAGINE: 221
COSTO: € 13,00
CONTENUTO: "ALCUNI PASSI SOTTO LA NEVE" "COLPO DI FORTUNA"
ALTRO: Prefazione dell'autore:  " La Prefazione che non c'è"
sono storie...non servono premesse: vanno lette, possedute, ascoltate, lasciate andare dentro se stessi per sentirle fuoriuscire diverse.Non trovo ragione alcuna nello scriverne prima. Leggetele, pensateci, scrivetemi...gli indirizzi li avete!
Alcuni passi sotto la neve

1
 
 
….e allora, è come se tutto rimanesse sospeso nel vuoto, e nel vuoto mi sono crogiolato a lungo nel corso della mia esistenza.
 
Non credevo che il tempo passasse!
Questa banale constatazione, spuria, indecorosa nella sua semplicità, ha condizionato gran parte delle mie azioni, poiché io, in quell’antro della coscienza che si sollecita da sé: ero davvero convinto che per me il tempo non sarebbe passato.
Si è sempre trattato di una sicurezza interiore, un punto d’arrivo dei ragionamenti, il nulla nel quale sfumano i pensieri quando stanno scomparendo. Lì, proprio li, il mio meccanismo di elaborazione temporale delle informazioni, sembrava essersi addormentato più che inceppato.
Quando ne parlavo con Fosco, accadeva una cosa strana
Nonostante le sue parole, percepivo, penetrando in profondità oltre il suo viso, che anche per lui era stata la stessa cosa e forse lo era ancora. Era come se immagini spontanee, veri e propri eidola, si librassero dal suo corpo per imprimersi nella mia mente.
Così, alla fine di ogni discussione, provavo la stessa sensazione di confusione non riuscendo a trovare una via d’uscita ai miei pensieri. La soluzione era talmente ovvia, da sembrarmi naturalmente falsa, da scartare senza troppe remore: il tempo in realtà passa!
Passa eccome, sono io che non voglio capacitarmene e permango in questo “limbo dei piccoli” senza poter guardare la luce del giorno.
Ora, indipendentemente dalla mia caratteriale tendenza al dramma, l’inconveniente primario dell’essere convinto di poter fermare il tempo: è che di tempo se ne perde un sacco!
In cose futili, spesso noiose, ripetitive, che soddisfano semplicemente la scorza superficiale del tuo essere, che spengono momentaneamente il cervello e lo lasciano vagare per sconosciuti meandri.
Possono trascorrere anni, prima che suoni una lontana campanellina d’allarme, e non sempre succede.
Fosco, dal canto suo, aveva un motivo per continuare a fuggire da questa evidenza palesata di continuo sotto i nostri occhi: il tempo non passa per tutti nello stesso modo!
Capita di vivere alcuni periodi in maniera così intensa, partecipata, profonda, che il senso del tempo, per tutto il resto della propria vita ne rimane compromesso.
Non si tratta della solita nostalgia, lui ne conosceva poca e mai di quella pasta dolciastra e inflazionata di cui si serve così spesso la maggioranza delle persone. Era piuttosto una sensazione di euforica partecipazione alle cose del mondo, un fiato carico di libertà e progetti.
Si può scegliere di guardare il mondo da diverse prospettive e Fosco aveva estratto la sua dal sacchetto di quelle più difficili, quelle che implicano sempre qualcosa in sospeso, un divenire eterno, ciclico e lineare al contempo.
I silenzi che ci si porta dentro non sempre bastano a coprire il rumore di fondo della propria coscienza. Dal suo passato Fosco non si aspettava nulla, ma sapeva che il singolo conta come una goccia in una nottata di nubifragio.
Quando aveva deciso che poteva bastare, quando il rischio di non poter più tornare indietro gli era sembrato così vicino, da pensarlo come un momento preciso, con un volto e un sorriso che già conosceva: se ne era semplicemente andato.
Gli anni erano trascorsi, per lui e per me, la porta che si era chiuso alle spalle, dopo lievi sussulti era stata dimenticata, non scordata certo, ma lasciata ad impolverarsi in ombrose soffitte urbane dai sottotetti in eternit, sepolta in tavernette rocciose e giardini ricchi di bambù.
Odori… vestiti… facce, mani, auto, case, letti, bambini, amici: …ricordi!
Quando qualcosa della propria vita finisce in quel cassetto è dura a volte tirarla fuori e riguardarla.
Forse ha ragione quel poeta che afferma che la giovinezza in fondo è solo questo: perenne amare i sensi e non pentirsene. Ma ancora oggi quando lo osservo, fermo nel sole della campagna, con le scarpe sporche di fango: sembra  voler riascoltare il suo segreto trasportato dal vento, assorto verso lontani e freddi orizzonti perduti. Il suo amore è intatto, il suo occhio, più lucido, ha la stessa profondità di un tempo, solo… maggiore dolcezza, più comprensione.
I mattini di Novembre, in una città senza bollicine come Torino, posseggono un caratteristico monocromo grigio. Il fumo dei camini sui tetti, un cielo senza profondità, lattiginoso, che smorza la luce solare fino a renderla evanescente, simile a un soffio di vento.
Affacciati alla propria finestra, come alla vignetta di un fumetto in bianco e nero, gli occhi cittadini spaziano, senza poter correre, tra palazzi e angoli di strade.
Io non avevo mai digerito del tutto gli spazi bianchi che, volutamente, mio padre aveva lasciato nel raccontarmi la sua vita. Era come una promessa, ogni volta rinnovata, di occuparsene in seguito: “Quando sarai grande”, “in un altro momento..”, “un giorno può darsi”…
Frasi di circostanza, supportate da quello sguardo d’improvviso duro e freddo come il ghiaccio, da una stretta vigorosa al muscolo della mascella e da un veloce gesticolare di mano che t’invitava a lasciare cadere il discorso. Un velo grigio, come le mattine autunnali della nostra città, che copriva con un sorriso teso ogni intenzione.
Poche cose posso dire con certezza d’aver imparato da quando sono vivo, tra queste senza dubbio c’è che ogni azione ha una sua reazione. Non immediata magari, diluita, sciolta nel flusso acquoso della memoria, ma pronta a tornare quando meno te lo aspetti.
Quando il passato tornò a bussare alla polverosa e dimenticata porta, che Fosco aveva rinchiuso in soffitta, lui non lo volle udire.
Eppure in una famiglia, per quanto scollata e disastrata possa essere, certe cose si percepiscono al volo, ancora prima di esserne veramente coscienti, a volte persino prima che accadano.
Fosco in quel periodo era interessato a letture di filosofia e genetica e alla lavorazione dei metalli: ferro, ghisa, acciaio, non faceva differenza. Si era ricreato nel garage di casa, una sorta di fucina da fabbro-alchimista, con tanto di forgia e attrezzi da vero ferraio e vi trascorreva intere giornate, assorto nello studiare e sperimentare le reazioni dei vari metalli alle sollecitazioni più disparate. Resistenza alla torsione, elasticità, resistenza alla trazione mono e bi-laterale, surriscaldamento ed infine, finalmente, fusione e riassemblaggio in una forma voluta. Aveva in mente di costruire un cancello, una bussola per salvaguardare l’ingresso della cucina dalle continue infiltrazioni d’aria di chi entra ed esce, voleva rifare l’intelaiatura e le inferriate di tutte le finestre della sua seconda casa in montagna.
La pensione, se si possiede la maturità intellettuale per prenderla nel modo giusto, serve anche a questo: c’erano dei sassolini nelle scarpe, infilati nelle calze tra le dita dei piedi, che da anni tormentavano il cammino e il riposo
Ecco! …ora, con tutta l’attenzione e il tempo, che prima non possedevi, ti puoi dedicare a toglierteli uno a uno. Godendoti quei piccoli attimi di realizzazione personale fino in fondo, con lo stesso gusto che un bambino prova mettendosi davanti ai suoi giochi dopo una giornata di scuola a tempo pieno. Tutto è tuo: il giorno, le ore, le cose. Non devi nulla a nessuno e, se ci pensi, il mondo ha bisogno di te esattamente come quando ti sentivi nel pieno delle tue forze e lavoravi come un mulo tutto il giorno, cioè poco o niente.
Quindi perché non dedicarsi alla fusione dei metalli?
Non parlano tutti di armonia con se stessi?
Già…sembra tutto ovvio, ma come dicevamo le aspettative dei singoli valgono relativamente.
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